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Vino RFID: così si garantisce la qualità e l’autenticità

Vino RFID, ovvero identificazione univoca per garantire i consumatori e i brand dalla contraffazione, garantendo la tracciabilità e la rintracciabilità delle informazioni attraverso la migliore innovazione tecnologica.

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Vino RFID, dalla barbatella alla vite, dalla botte al tappo

vino-rfidCi sono vini pregiati che per molti aspetti accomunano questo prodotto a quelli del lusso. Tutelare il mercato dalla contraffazione non è solo un sistema per proteggere il business e la salute dei clienti.

Di mezzo c’è la brand awareness e il controllo delle filiere. In questo caso Vino RFID significa utilizzare i tag per tracciare e rintracciare ogni singolo tassello della catena produttiva: dalle barbatelle (proteggendo così l’origine veramente controllata della produzione) alle viti, in modo da avere un monitoraggio costante di ogni attività legata alla cura dei vigneti e alla raccolta. Ogni fase della lavorazione è messa a sistema, dalla fermentazione all’imbottigliamento.

L’Associazione Toscana Costitutori Viticoli (Tos.Co.Vit) ha addirittura introdotto la tecnologia Rfid all’interno del fusto di ogni barbatella di vite e sta portando avanti (insieme al Dipartimento di coltivazione e difesa delle specie legnose “G. Scaramuzzi” dell’Università di Pisa) un progetto sperimentale, che prevede – grazie a tag Rfid e un database accessibile via Web – di poter consultare via Web tutte le informazioni relative a ogni singola pianta taggata e degustare il vino in tutta tranquillità.

bottone-anticontraffazioneTra i produttori italiani che hanno sposato la filosofia del Vino RFID la cantina umbra Arnaldo Caprai (produttore del Sagrantino di Montefalco) che già dal 2005 ha iniziato a taggare dieci mila tappi per sigillare le sue bottiglie utilizzando un chip RFID passivo (inserito nel tappo sintetico), per migliorarne il monitoraggio lungo supply chain e avere sempre a disposizione precise informazioni sul prodotto a tutela del consumatore. Vino RFID anche per la Tenuta dell’Ornellaia (vigneti d’eccellenza dei Marchesi de’ Frescobaldi): ogni bottiglia è dotata sul retro-etichetta di un tag RFID HF, mentre sulla scatola contenente le bottiglie è apposto un tag RFID UHF.

Nel 2012 Vino RFID è stato il motivo di una vittoria: l’Innovation Italy Awards 2012 è stato vinto da un progetto di tracciabilità dei prodotti vitivinicoli che ha visto collaborare Indicod-Ecr e GS1 Hong Kong a tutela del commercio tra Italia ed Est Asiatico (i tag raccolgono, tra l’altro, dati utili per eventuali alterazioni nella termperatura).

Claude Blankiet , californiano della Napa Valley, è uno dei produttori di vino più rinomati al mondo e ha deciso di contrastare il mercato nero integrando le proprie bottiglie con dei microscopici tag Rfid mescolati agli inchiostri utilizzati per stampare le etichette. Quando la bottiglia viene aperta, fra l’altro, il tag viene automaticamente distrutto. Per gli americani, nonostante quanto si pensi, degustare il vino è ormai un rito quasi più che qui in Italia.

Ma non è solo questione di gestione: Vino RFID significa anche una questione di informazione. Per comunicare con i consumatori finali i brand stanno trovando diverse strade tecnologiche che veicolano i dati sui telefonini dei consumatori per raccontare con trasparenza la qualità dei loro prodotti. Un caso per tutti è l’utilizzo di codici di ultima generazione: il SixTrue, ad esempio, sta facendo proseliti nel settore agroalimentare.